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vulvia
Vivere in incognito, come Dio. Gesualdo Bufalino [(Anna Esposito)]

 

 Carmelo Bene, 1974
Majakovskij - "All'amato me stesso"




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DIARI
7 febbraio 2010
Finire parlando d'amore


Sei arrivato inatteso.
Inatteso passeggi nei miei pensieri.
Il tuo incedere è lento, ma sicuro.
La tua voce mi pare di averla udita da sempre, come una nenia antica di cui conosco le parole senza comprenderne il motivo.
Dissolvi a poco a poco l'inconsistenza di ciò che ti ha preceduto, la luna attende i suoi spettatori e io te.



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SOCIETA'
5 febbraio 2010
Periodico Italiano Quindicinale n°3



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musica
2 febbraio 2010
Fonderia in concerto

villa-celimontana

"Della meglio gioventù della musica italiana fanno parte i musicisti di Fonderia, un gruppo col vezzo della contaminazione creativa. In principio era un trio d’improvvisazione, poi la sperimentazione eclettica di nuovi generi musicali li ha trasformati in un quintetto d’eccezione in grado di portare allo stato di ‘fusione’ i cinque elementi jazz, rock, funk, psichedelia, elettronica e influenze etniche." Il resto su Periodico Italiano




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LAVORO
30 gennaio 2010
Italtel Roma, lavoratori protestano contro i licenziamenti


"[...]L’Italtel è una storica azienda italiana leader nel campo delle telecomunicazioni, con sedi a Milano, Roma e Palermo. Da mesi ormai i dipendenti sono impegnati in una strenua lotta contro i licenziamenti previsti e annunciati dai vertici dell’azienda già nell’aprile del 2009 e confermati l’8 gennaio 2010 dall’amministratore delegato Umberto De Julio con la presentazione del nuovo piano industriale.[...]" 
Il resto su
Periodico Italiano



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CULTURA
27 gennaio 2010
Memoria

"Io purtroppo devo dirlo, lo so questo, non è che lo penso, so che si possono fare dappertutto (i lager). Possono esistere dove un nuovo verbo come quello che amano i nuovi fascisti in Italia attecchisce e cioè -non siamo tutti uguali, non tutti abbiamo gli stessi diritti, alcuni hanno diritti e altri no- dove questo verbo attecchisce alla fine c'è il lager. Questo io lo so" Primo Levi

CULTURA
27 gennaio 2010
Il mare non bagna Napoli

Il mare non bagna Napoli apparve per la prima volta nei Gettoni Einaudi, con una presentazione di Elio Vittorini. Era il '53. L'Italia usciva piena di speranze dalla guerra, e discuteva su tutto. A causa dell'argomento, anche il mio libro si prestava alle discussioni: fu giudicato, purtroppo, un libro «contro Napoli». Questa «condanna», mi costò un addio, che si fece del tutto definitivo negli anni che seguirono, alla mia città. E in circa quarant'anni -tanti ne sono passati da allora- io non tornai più, se non una volta per qualche ora, e fuggevolmente, a Napoli. A distanza, appunto, di quattro decenni, e in occasione di una sua nuova edizione, mi domando se il Mare è stato davvero un libro «contro»,  Napoli, e dove ho sbagliato, nello scriverlo, e in che modo, oggi, andrebbe letto. [...] Da molto, moltissimo tempo, io detestavo con tutte le mie forze, senza quasi saperlo, la cosiddetta realtà: il meccanismo delle cose che sorgono nel tempo, e nel tempo sono distrutte. Questa realtà era per me incomprensibile e allucinante. [...] Aggiungo che l'esperienza personale della guerra (terrore dovunque e fuga per quattro anni) aveva portato al colmo la mia irritazione contro il reale; e lo spaesamento di cui soffrivo era ormai così vero, e anche poco dicibile da aver bisogno di una straordinaria occasione per manifestarsi. Questa occasione fu il mio incontro con la Napoli uscita dalla guerra. Rivederla e compiangerla non bastava. Qualcuno aveva scritto che questa Napoli rifletteva una lacera condizione universale. Ero d'accordo, ma non sull'accettazione (implicita) di questo male. E se, all'origine di tale lacera condizione, vi era appunto la infinita cecità del vivere, ebbene, era questo vivere, e la sua oscura sostanza, che io chiamavo in causa. Ero chiusa io stessa in quel nero seme del vivere, e perciò -tramite la nevrosi- gridavo. Anzi, gridai. Erano molto veri il dolore e il male di Napoli, uscita in pezzi dalla guerra. Ma Napoli era città sterminata, godeva anche d'infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere pieno di radici. Io, invece, mancavo di radici, o stavo per perdere le ultime, e attribuii alla bellissima città questo spaesamento che era soprattutto mio. Questo orrore -che le attribuii- fu la mia debolezza. Me ne sono a lungo rammaricata, e ho tentato più volte di precisare quanto comprendessi il disagio di un comune lettore italiano cui non fu detto -né io sapevo e potevo dirlo- che il Mare era solo uno schermo, non proprio inventato, su cui si proiettava il doloroso spaesamento, il «male oscuro di vivere», come poi venne chiamato, dalla persona che aveva scritto il libro. Resta il fatto piuttosto malinconico (o solo inconsueto?) che tanto la Napoli offesa (era, poi, veramente offesa, o solo un po' indifferente?), quanto la persona accusata di averle inventata una atroce nevrosi, non si siano, in seguito, più incontrate: proprio come se nulla fosse avvenuto. E non era stato così, per me.

Anna Maria Ortese, Aprile 1994




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DIARI
26 gennaio 2010
Eroi nella polvere

Andarsene non è peggio che restare pensavo, accontentarsi di metà che languono perennemente per esser colmate, ma invano. I compromessi son forme di vita accettabili solo per chi conta rughe e trascina giorni morti come carcasse di desideri soffocati. Gli eroi sono tutti giovani e belli, questa l'iscrizione graffiata dalla pioggia di un liceo romano. Intanto continua a piovere e non resta più nulla della polvere.




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DIARI
25 gennaio 2010
Il tempo allo specchio


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DIARI
24 gennaio 2010
Dedicata *

Il caffè freddo è come un dolore inconsolabile.

*A chi la definì degna del miglior Cioran. M'inchino.

Galt MacDermot, Coffee Cold, Shapes of Rhythm, 1966




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DIARI
20 gennaio 2010
Fortezza Bastiani



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CULTURA
19 gennaio 2010
Memento

Non temete tanto la morte, ma più lo squallore della vita.

Bertolt Brecht   




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politica estera
14 gennaio 2010
Dai Evel rispondi!

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CULTURA
9 gennaio 2010
Fratture composte
 
Il piacere di avere Albertine fissa in casa mia non era tanto un piacere positivo, quanto quello d'aver ritirato dal mondo, dove ciascuno poteva a sua volta goderne, la fanciulla in fiore che così, se non mi dava grandi gioie, almeno ne privava agli altri.

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto: La prigioniera, p.464, 1923




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DIARI
4 gennaio 2010
Lally


La notte s'alza come vertigine e scioglie i suoi capelli. E altrove. Non più a guardare orchidee fiorite o tartarughe opalescenti. Tra le dita in pegno mi lasciò un arrivederci che non potrò renderle. Non avrebbe voluto che andandosene l’orchestra smettesse di suonare, la musica prima di tutto. Anche se suonava per lei.



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CULTURA
2 gennaio 2010
Notturno


[…] una notte senza stelle né luna né vento. Immobile e muta. Una notte pietrificata. Dormono le cime dei monti e le valli. Dormono il dottor Bruni, ranicchiato sul fianco, e don Ravaglia, a bocca aperta, tra due guanciali. Dormono i dirupi e i torrenti, e quante specie d’animali pasce l’umida terra. Dormono il conte Brancorsi, prono, e Adelaide Ippoliti, supina. Dormono le fiere silvestri e le città delle api, e giù, nei neri abissi, dormono i mostri. Dormono lo stesso sonno, ma in letti lontani, Matilde e Gioseffo. Dormono gli uccelli dalle lunghe ali. Il notaio Bentivegni veglia e scrive. Il suo capo, al lume della candela, pende a destra, come la sua scrittura.

Piero Meldini, L'antidoto della malinconia, 1996



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CULTURA
30 dicembre 2009
Opere incompiute


«Se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un’infelicità.»

F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov, 1879



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politica estera
29 dicembre 2009
Usa: anno nuovo guerra in Yemen?
 

Per la lotta al terrorismo islamico e ad Al Qaida il senatore Lieberman invoca un conflitto preventivo contro il paese mediorientale. Che oggi è fuori controllo.

 

L’ultimo bilancio che giunge all’indomani delle rappresaglie messe in atto dall’esercito yemenita nella zona di Arhab, a nord della capitale Saana, parla di 34 militanti di Al-Qaida uccisi e 17 arresti. L’operazione, svoltasi grazie anche ad una copertura aerea, ha colpito i campi di addestramento di Al-Qaida presenti in quel territorio consentendo di fermare ben otto attentatori suicidi pronti ad entrare in azione nei prossimi giorni. Purtroppo gli sforzi dell’instabile governo yemenita, solo di recente intensificati ad opera della forte pressione americana, si sono rivelati insufficienti a combattere le infiltrazioni terroristiche nel paese.

 

STATO FALLITO - E’ nel sud dell’Arabia Saudita che le cellule di Al-Qaida pare abbiano consolidato una pericolosa base strategica, lo Yemen, un paese affamato e ingovernabile, uno Stato fallito, che si sta dimostrando un’ottima copertura per i terroristi islamici. Da circa un anno, stando anche a quanto riportato nell’articolo scritto da Eric Schmitt e Robert Worth per il New York Times, la Cia e il Pentagono agiscono nel territorio yemenita: “Nel mezzo di due guerre rimaste in sospeso -scrivono i reporter- gli Stati Uniti hanno aperto silenziosamente un terzo fronte, in gran parte sottotraccia, contro Al-Qaida in Yemen”, A sobillar l’idea che sia necessaria una risoluta e plateale reazione militare americana nei territori yemeniti, tuonano le dichiarazioni del senatore indipendente dello stato del Connecticut, Joseph I. Lieberman rimbalzate dall’edizione domenicale di Fox News “L’Iraq è la guerra di ieri, l’Afghanistan è la guerra di oggi. Se non agiamo preventivamente, lo Yemen sarà la guerra di domani”. La questione yemenita, quella di un paese povero, l’unico dell’Arabia Saudita a non poter vantare la presenza di giacimenti petroliferi e con un governo centrale debole e non dotato delle necessarie risorse per fronteggiare le violenti correnti interne ed esterne che lo dilaniano, tutte caratteristiche che lo avrebbero reso un terreno fertile per la proliferazione indisturbata delle cellule terroristiche. Osama Bin Laden proviene da una famiglia saudita di origine yemenita ed è in seno alla sua terra che cresce la roccaforte del terrore, alimentata sicuramente anche da ingenti finanziamenti di organizzazioni e simpatizzanti che ne hanno sposato la causa.

 

DIPLOMAZIA O TERRORE ? - La politica di Obama finora ha mostrato comunque una maggiore cautela e diplomazia, a differenza di quanto avvenuto negli anni passati nei confronti dell’Iraq, lo dimostrerebbe lo stanziamento di ben 70 milioni di dollari previsto nei prossimi 18 mesi al fine di supportare il governo yemenita nella lotta al terrorismo islamico. Le dichiarazioni del senatore Lieberman, entrano evidentemente in conflitto con la politica estera del governo, ma si mostrano coerenti con le posizioni da lui prese anche precedentemente a sostegno della guerra in Iraq e in Afghanistan, che bisogna ricordare, sono costate oltre a gravi perdite di vite umane, ben settecentomila miliardi di dollari. Lieberman una volta abbandonato il Partito Democratico riuscì a farsi eleggere come senatore indipendente, suscitando non poche ire dai suoi ex colleghi quando nel 2008 appoggiò la candidatura del repubblicano McCain. Il suo voto in Senato risulta determinante per i Democratici, come nel caso della riforma sanitaria, e Lieberman cerca di esercitare la sua influenza ogni volta che l’occasione mostra il fianco. Ma come afferma il blogger Matt Yglesias il peso indiscutibile del voto di Lieberman nelle politica interna americana non vuol dire necessariamente che le sue dichiarazioni si traducano in una dichiarazione di guerra dell’America allo Yemen. Trattasi di terrorismo politico, insomma.

Anna Esposito da Giornalettismo
 




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CULTURA
29 dicembre 2009
Pudore
L'amore si sdegna di ciò che è ancora separato, di ciò che è una proprietà: e questo sdegnarsi dell'amore di fronte ad un'individualità è il pudore, il quale non è una reazione subitanea di ciò che è mortale, non è una manifestazione della libertà di conservarsi e di sussistere. In un'aggressione priva di amore, un animo pieno di amore viene offeso da questa ostilità, il suo pudore diviene ira che ora difende solo la proprietà, il diritto. Se il pudore non fosse un effetto dell'amore, che ha la forma dello sdegno solo perché vi è qualcosa di ostile, ma fosse qualcosa per sua natura ostile che volesse salvaguardare una proprietà attuabile, si dovrebbe dire che il massimo pudore ce l'hanno i tiranni, o le ragazze che non concedono senza denaro le loro grazie, oppure le donne vanitose che vogliono incatenare con i loro vezzi. Né gli uni né le altre amano: la loro difesa di ciò che è mortale è il contrario dello sdegno che si ha per esso: essi attribuiscono a quel che è mortale un valore in sé, sono cioè senza pudore. Un animo puro non si vergogna dell'amore, ma si vergogna che esso sia incompleto: l'amore si rimprovera che vi sia ancora una forza, un qualcosa di ostile che ne ostacola il compimento. Il pudore subentra solo con il ricordo del corpo, con la presenza personale, col sentire l'individualità: esso non è paura per ciò che è mortale, che è solo proprio, ma è paura del mortale, del proprio, paura che svanisce via via che il sensibile è ridotto sempre a meno dall'amore. L'amore infatti è più forte della paura, non ha paura della propria paura, ma accompagnato da essa toglie le separazioni, temendo solo di trovare un'opposizione che gli resista o che resti addirittura salda. Esso è un prendere e dare reciproco; nel timore che i suoi doni possano essere sdegnati, nel timore che un opposto possa non cedere al suo prendere, vuol vedere se la speranza non lo ha ingannato, se trova in ogni modo se stesso. Colui che prende non si trova con ciò più ricco dell'altro: si arricchisce, certo, ma altrettanto fa l'altro; parimenti quello che dà non diviene più povero: nel dare all'altro egli ha anzi altrettanto accresciuto i suoi propri tesori.

Hegel, Frammento sull'amore: L'amore, in Scritti teologici giovanili




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CULTURA
27 dicembre 2009
Giordano Bruno è bruciato d'amore
XVI. Paragone dei vincoli
Il più importante di tutti è quello di Venere, da specificare secondo il tipo d'amore: al cui equilibrio ed alla cui unità si rapporta in primo luogo e come più importante il vincolo d'odio; giacché nella misura in cui amiamo uno degli opposti o contrari secondo genere, nella stessa misura odiamo e disprezziamo l'altro. Questi due sentimenti, ma insomma quell'unico sentimento che è l'amore, nella cui sostanza è incluso anche l'odio, domina in tutti, anzi sopra tutti e li attiva, indirizza, regola e governa. Questo vincolo dissolve tutti gli altri vincoli, sicché sotto la sua costrizione i viventi di sesso femminile non tollerano le altre femmine e i maschi i rivali dello stesso sesso; trascurano cibi, bevande e talvolta la stessa vita e neppur vinti rinunciano, anzi schiacciati dai più forti più ancora li incalzano e non temono piogge né geli. Partendo da considerazioni di questo genere, Aristippo indicò il sommo bene nel piacere del corpo e in particolare in quello venereo, ma a lui si parava dinanzi agli occhi, per suggestione del personale temperamento, un uomo più fermo [di quello che è]. Resta vero comunque che un fascinatore abbastanza vivace e sagace, partendo da ciò che ama e odia il destinatario del suo legame o del suo vincolo, si spiana la strada ai vincoli di altre passioni: poiché realmente l'amore è vincolo dei vincoli.


Giordano Bruno, "De vinculis in genere", 1591



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DIARI
24 dicembre 2009
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