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Diario
23 dicembre 2011
Signore e Signori...
 Fugge
l'Amore ... che lo si rincorra o no per Lui é totalmente indifferente.
Farà la Sua strada senza degnare di uno sguardo tutte le misere e
insensate commedie che i poveretti di turno metteranno in scena sul
palcoscenico della Vita. Lu i aspetterà
sornione il finale, quando la pesante tenda rossa del sipario cadrà giù
e nel teatro ormai vuoto si sentiranno solo i Suoi passi rimbombare sul
pavimento, mentre radioso e onnipotente ... uscirà di scena.
| inviato da vulvia il 23/12/2011 alle 11:44 | |
18 ottobre 2011
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 "Vivere si può solo lasciandosi dietro minuto per minuto la vita"
Des mois - Tommaso Landolfi
| inviato da vulvia il 18/10/2011 alle 2:55 | |
16 ottobre 2011
Se Marx conquista l'America...
 di Federico RampiniC’è un nuovo guru i cui testi sono diventati un’ispirazione per Wall
Street: è un tedesco barbuto, si chiama Karl Marx. A riscoprire l’autore
del “Capitale” e del “Manifesto del partito comunista” non sono solo i
giovani che da tre settimane protestano contro i soprusi dei banchieri.
Il movimento “Occupy Wall Street” è arrivato secondo in questa
riscoperta. Il revival di Marx era già iniziato altrove: ai piani altri
di quegli stessi grattacieli di Downtown Manhattan, contro cui i
manifestanti gridano i loro slogan. Michael Cembalest, capo della
strategia d’investimento per la JP Morgan Chase, in una lettera
riservata ai clienti Vip della sua banca scrive che “i margini di
profitto sono ai massimi storici da molti decenni e questo si spiega con
la compressione dei salari”. Cembalest riecheggia ampiamente l’analisi
di Marx sulle crisi di sovrapproduzione, provocate da un capitalismo che
comprime il potere d’acquisto dei lavoratori. Sottolinea che a fronte
dei profitti-record c’è “un livello salariale sceso ai minimi da 50
anni, sia se lo si misura in percentuale del fatturato delle imprese,
sia in proporzione al Pil americano”. Tre suoi colleghi di Citigroup, altro colosso bancario di Wall Street,
nei loro studi per i clienti descrivono gli Stati Uniti come una
“plutonomia, dominata da una ristretta élite del denaro”. La rivista The
New Republic parla di “bolscevismo alla Brooks Brothers”: è la
riscoperta delle teorie classiche del padre del comunismo da parte di
chi indossa le celebri camice che sono uno status-symbol della élite di
Manhattan. La rivista economico-finanziaria Bloomberg Businessweek
intitola un reportage “Marx to Market, come la crisi ha reso le sue
teorie rilevanti”. Cita un altro esperto di una grande banca, George
Magnus della Ubs, secondo il quale l’attuale livello di disoccupazione
può essere descritto come “l’esercito industriale di riserva” di Marx:
un’arma in mano ai capitalisti per ricattare chi ha lavoro e comprimere i
livelli retributivi. Il capitalismo – sostiene Bloomberg Businessweek –
ha cercato di ovviare alla depressione dei consumi con la finanza
creativa e cioè offrendo all’esercito dei nuovi poveri un credito a buon
mercato: ma lo scoppio della bolla dei mutui subprime ha interrotto
quell’illusione.
Il pensiero marxiano torna a fiorire nelle aule universitarie, e non
solo nei corsi di scienze politiche e di storia che non lo avevano mai
completamente dimenticato. Alla University of Santa Cruz, California, un
circolo interdisciplinare di lettura e commento dei testi del grande
Karl, di Friedrich Engels e di Antonio Gramsci si è formato attorno al
Dipartimento di Scienze Ambientali, dove abitualmente si prediligono
chimica e biologia. Aumentano gli abbonamenti a The Nation, l’unica
rivista storica della sinistra americana che non ha mai ripudiato il
marxismo; la sua direttrice Katrina Vanden Heuvel è un’opinionista
corteggiata dai network televisivi Abc, Cnn, Msnbc, Pbs. Per il pubblico
di massa, la tv ha appena lanciato due serial praticamente sovversivi.
Basta “Sex and the City” e altre storie erotico-frivole da borghesi
spendaccioni, roba datata pre-recessione. Ora vanno in onda “2 Broke
Girls” storia di due ragazze spiantate (vedi il titolo) che faticano per
sopravvivere con i magri salari da cameriere. Sul network Abc il serial
del momento è “Revenge”, dove la protagonista trama vendette contro i
banchieri e altri privilegiati che hanno rovinato suo padre. Gli episodi
si svolgono agli Hamptons, la località di villeggiatura marittima dei
miliardari newyorchesi, luogo ideale per chi voglia punire i
capitalisti. L’attrice Madeleine Stowe che recita da protagonista della
“Vendetta”, è convinta che “in questo particolare momento della nostra
storia, l’americano medio vuol vedere i ricchi messi al tappeto”. E’ un
inizio di svolta rispetto agli ultimi trent’anni, segnati dall’egemonia
culturale dell’ “edonismo reaganiano”? Questa è la nazione dove parlar
male dei ricchi era diventato un tabù, perché il dogma dell’American
Dream è che un giorno ricchi lo saremo tutti. Per anni in cima alla
classifica dei best-seller si sono avvicendati libri come “Secrets of
the Millionaire Mind”, “The Millionaire Next Door”, “Rich Dad Poor Dad”:
i lettori sembravano ossessionati dalla voglia di carpire i segreti del
milionario della porta accanto, il suo modo di pensare, i metodi con
cui educa i suoi figli. Perfino le chiese evangeliste si erano adeguate,
scordandosi della parabola sul “ricco e la cruna dell’ago” avevano
abbandonato il Vangelo di Matteo a favore di un culto della prosperità:
successo e ricchezza come segni della predestinazione divina. Ora tutto
ciò sembra invecchiato di colpo, di fronte all’efficacia dello slogan di
“Occupy Wall Street”: “Siamo il 99%, riprendiamoci un’America che è
stata sequestrata dall’1% dei plutocrati”. I manifestanti sono ancora un
minoranza, ma dietro di loro c’è una realtà terribile. La recessione
del 2007-2009 ha lasciato 25 milioni di americani senza lavoro e ha
tagliato del 3,2% i redditi di chi ancora ha un posto. Dopo quella botta
le cose non sono affatto migliorate, anzi: dal giugno 2009 al giugno
2011 il reddito della famiglia media è sceso ancora di più, meno 6,7%.
Nel frattempo per i ricchi nulla è cambiato. E non importa se siano
incompetenti: Léo Apotheker, il disastroso chief executive di
Hewlett-Packard defenestrato dal consiglio d’amministrazione il mese
scorso, è stato ringraziato con un “premio di licenziamento” di 13
milioni di dollari che si aggiungono a quello che lui aveva guadagnato
di stipendio normale cioè 10 milioni in soli 11 mesi. Il suo collega
chief executive di Amgen (biotecnologie) se n’è andato con 21 milioni di
stipendio annuo dopo che il valore dell’azienda in Borsa era caduto del
7% e lui aveva licenziato 2.700 dipendenti.
Barack Obama ha colto il cambiamento di clima e da un paio di settimane
il suo tono è un po’ più radicale. Ha proposto la tassa sui milionari,
sfidando la destra a bocciargliela al Congresso. Ha espresso
“comprensione” per il movimento “Occupy Wall Street”, noncurante del
fatto che la polizia di New York ne abbia arrestato 700 aderenti per il
blocco illegale del ponte di Brooklyn. Subito da destra è partita contro
il presidente l’accusa di “fomentare l’odio di classe” (Rick Perry), di
“incitare alla lotta di classe” (Mitt Romney). Sembrano riecheggiare
Ronald Reagan, il padre storico dei neoconservatori, quando diede la sua
versione della discriminante tra destra e sinistra: “Noi aumentiamo la
ricchezza nazionale perché tutti abbiano di più, loro redistribuiscono
quello che abbiamo già, cioè spartiscono la povertà”. Ma il Verbo
reaganiano ha perso credibilità, dopo trent’anni di regressione delle
classi lavoratrici e del ceto medio. Sotto lo shock di questo declino
della middle class, si comincia a riscoprire che gli anni d’oro
dell’American Dream furono segnati proprio dalla lotta di classe:
all’epoca dei presidenti democratici Woodrow Wilson e Franklin Roosevelt
c’erano potenti forze socialiste nel paese; sotto John Kennedy e Lyndon
Johnson la piena occupazione coincise con il massimo potere
contrattuale dei sindacati. David Harvey, il 75enne storico e geografo
che ha sempre insegnato Marx ai suoi studenti (prima a Oxford poi a
Johns Hopkins) è convinto che la storia si ripete: come ai tempi della
Grande Depressione, “in mano al capitalismo sregolato e alla destra,
l’economia di mercato va verso l’autodistruzione”. Un segnale arriva
perfino dalla superpotenza governata da un partito che si definisce
comunista. In Cina l’attenzione verso “Occupy Wall Street” è intensa,
sul blog Utopia animato da accademici nostalgici del maoismo quella
protesta viene definita come “l’inizio di una rivoluzione che spazzerà
il mondo”. E non si limiterà agli Stati Uniti: secondo quei blogger
cinesi “i paesi emergenti hanno lo stesso destino, le stesse sofferenze,
gli stessi problemi e gli stessi conflitti; di fronte a una élite
globale che è il comune nemico, i popoli hanno una sola opzione, unirsi
per rovesciare lo strapotere delle oligarchie capitalistiche”. Come
diceva Lui: proletari del mondo intero...
marx
america
| inviato da vulvia il 16/10/2011 alle 2:21 | |
14 ottobre 2011
Radicali, in fondo non "determinanti"
via Malvino
fiducia
radicali
determinanti
| inviato da vulvia il 14/10/2011 alle 22:55 | |
8 ottobre 2011
Quella cosa
dottor house
alfa
omega
| inviato da vulvia il 8/10/2011 alle 2:1 | |
14 settembre 2011
Compagni, a noi!
 E' incredibile che ancora debba ingaggiare discussioni sull'assurdità di considerare ancora in vita la "sinistra" in Italia (almeno per quanto riguarda la sua rappresentanza politica eh), che gli sciagurati ritrovano in un vice-conte D'Alema piuttosto che in un Bersani di cui è nota la finita pazienza o peggio ancora in un Veltroni epistolare. Si rivolgono loro apostrofandoli "Compagni". E' evidente che se è stato possibile che abbiate potuto credere che baffino è un "compagno", altrettanto plausibile chi sul fronte opposto è disposto a sostenere che Berlusconi ci abbia salvato dal comunismo. E se si riferiva a voi, ha fatto bene.
d'alema
bersani
veltroni
comunismo
compagni
| inviato da vulvia il 14/9/2011 alle 6:42 | |
30 agosto 2011
Equità

Berlusconi soddisfatto "Manovra più equa, è stata migliorata". Per esserlo dovrebbero impalarvi alla turca.
manovra
equa
impalare
| inviato da vulvia il 30/8/2011 alle 17:47 | |
27 agosto 2011
Calcio, scioperi, amenità

Il mondo dei miliardari che rincorrono una palla vi stava più che bene fino a ieri, poi loro scioperano e voi vi indignate, mica per altro, perché la domenica è noiosa.
calcio
amenità
scioperi
| inviato da vulvia il 27/8/2011 alle 14:21 | |
25 agosto 2011
Gheddafi, il profeta
gheddafi
| inviato da vulvia il 25/8/2011 alle 1:46 | |
19 agosto 2011
Marx aveva ragione
DI NOURIEL ROUBINI, Global Research, WSJ
Nouriel Roubini: "Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può auto-distruggersi."
Nouriel Roubini insegna economia presso la New York University; è stato uno dei primi a prevedere la crisi del 2008.
Benché non sia un marxista, oggi, in una intervista sul Wall Street Journal, Roubini ammette che Marx avesse ragione sul capitalismo e che vi sia la possibilità che esso si stia auto-distruggendo nella maniera che Marx stesso delineò più di 150 anni fa.
TRASCRIZIONE A CURA DI B. J. MURPHY
WSJ: Ha disegnato un cupo scenario di crescita inferiore alla media, con un rischio crescente di un’altra recessione nel prossimo futuro. Cosa possono fare il governo e le aziende per rimettere in marcia l’economia? Oppure non resta che aspettare e mandare giù anche questa?
Roubini: Le aziende non stanno facendo nulla, non sono di aiuto, sono nervose per l’accresciuto rischio. Dichiarano che stanno tagliando la capacità in eccesso poiché non c’è abbastanza domanda, ma questo porta ad uno stallo. Se non si impiega personale, non ci sarà abbastanza reddito, né fiducia da parte dei consumatori, e quindi non abbastanza domanda. Negli ultimi due/tre anni c’è stato un peggioramento a causa del massiccio trasferimento di reddito dal lavoro alla rendita, dai salari al profitto; il differenziale di reddito è cresciuto. La propensione alla spesa delle famiglie è maggiore di quella delle aziende, poiché le aziende hanno maggiore propensione al risparmio delle famiglie, pertanto la re-distribuzione del reddito e della ricchezza rende il problema della scarsa domanda ancora peggiore.
Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può auto-distruggersi. Non si può continuare a trasferire reddito dal lavoro al capitale senza causare eccesso di capacità produttiva e calo della domanda aggregata. Questo è ciò che è accaduto. Pensavamo che i mercati funzionassero. No, non stanno funzionando. Il singolo può essere razionale. L’azienda, per sopravvivere e crescere può abbattere sempre più il costo del lavoro, ma i costi del lavoro sono il reddito e quindi il consumo di qualcun altro. È un processo auto-distruttivo. Fonte www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=26031
marx
capitalismo
auto-distruzione
| inviato da vulvia il 19/8/2011 alle 13:4 | |
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